Gruesome | Recensione film

Gruesome | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

gruesomeIn un’incessante spirale di terrore e violenza, Claire Parker, classica ragazza della porta accanto che mantiene i propri studi lavorando di notte in una stazione di servizio, rivive quotidianamente la propria morte, dopo essere stata uccisa da uno squilibrato conosciuto in un’alquanto strana situazione. Trattasi di innocui ma così dannatamente realistici incubi oppure di un improvviso capriccio delle tre Parche che stanno giocando più del solito con il filo di una giovane vita?

Apparso per la prima volta nell’edizione 2006 del Sundance Film Festival, kermesse in cui le opere indipendenti vanno alla ricerca di un pò di visibilità, meglio ancora se suggellata da qualche premio di riconoscimento, Gruesome (anche conosciuto come Salvage), per fortuna di tutti gli appassionati horror è riuscito a destare un discreto interesse tra le case di distribuzione e, dopo ben 3 anni dalla sua uscita, arriva finalmente sui nostri scaffali grazie alla One movie. Fortuna perchè stavolta non è il caso in cui ci si nasconde dietro la debole giustificazione dei modesti capitali impiegati per coprire grossolanamente un’evidente carenza di idee e creatività. Facile pensare a quante volte la fotografia di un film crei quel senso generale di bassa qualità che in alcuni casi fa addirittura desistere dalla visione. Senza voler generalizzare troppo, trascurare questo importante fattore visivo equivale a segnarsi un clamoroso autogol rendendo meno appetibile un prodotto che potrebbe invero riservare qualche sorpresa.

A questo punto appare chiaro che l’opera dei fratelli Crook ha tenuto seriamente in considerazione questo “dettaglio” estetico e il risultato finale è affascinante grazie all’opacità che ha investito tutta la gamma di colori utilizzati, tutti tendenti verso una generale impressione blu-grigiastra. Probabilmente questo particolare stile non sarà mandato giù da chi è avvezzo alle abbuffate decisamente poco artistiche provenienti dall’attuale ondata di rifacimenti americani, visivamente troppo pulitini e perfezionisti per poter suscitare un qualche tipo di emozione. Pur generando una sorta di pace e tranquillità, l’uso di questi cromatismi non tengono troppo velata la tristezza che aleggia nella splendida periferia da cartolina scelta come paesaggio di sfondo.

Tutte queste caratteristiche denotano un deciso distacco da abusati approcci registici e rendono la pellicola difficilmente inquadrabile in un preciso anno di produzione, quasi sospesa nel tempo. E’ un plus valore che si aggiunge alla volontà di riportare quel senso di semplicità e leggerezza tipica delle produzioni anni 80 che affollavano i palinsesti dei canali in seconda serata. Non a caso Gruesome si potrebbe definire come un malinconico tuffo nel passato, destinato ad alimentare gli incubi notturni dei futuri giovani insonni.
Sul piano narrativo, il film presenta un’interessante struttura ad incastri onirici che disseminano con gradualità e parsimonia indizi capaci di conservare degnamente l’impatto della rivelazione finale, una sorpresa finalmente degna di tale nome.
La trama potrebbe rievocare una versione horror di “Ricomincio da capo” ma lo svolgimento è più libero e meno lineare di quanto si possa pensare.
Un plauso speciale va invece alla cura che è stata riposta nel reparto effetti speciali, in numero esiguo ma efficaci nell’innalzare il complessivo livello qualitativo della resa visiva.

Limpide e sincere le interpretazioni dei protagonisti principali tra le quali spicca quella di Chris Ferry, abile nel rubare la scena e dare vita alla realistica e intimidatrice figura di Duke Ellington, tipico pazzo assassino dai connotati mitici, turbatore nato dei sogni e delle speranze di giovani vittime.
Unica nota di demerito va al doppiaggio italiano decisamente sottotono e indice di un trattamento da “catena industriale” che si manifesta nella scelta di voci inadatte a conferire il giusto pathos ai vari personaggi.
Piuttosto fuorvianti invece appaiono sia il titolo che la locandina che facilmente inducono a pensare che si tratti dell’ennesimo esponente della categoria “torture”, una mossa questa alquanto ardita ma mai così disprezzabile se inserita nella penalizzante ottica di mercato.
Gruesome è destinato, con l’obbligatorio beneficio del dubbio, a rimanere un caso isolato dal momento che i due registi non sono riusciti ad eguagliare gli stessi livelli artistici nel successivo “Rise of the dead”, sebbene il loro ruolo si sia limitato alla sola stesura della sceneggiatura.

Recensione a cura di Cerbero

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