Blood Feast | Recensione film

Blood Feast | Recensione film

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blood-feastFuad Ramses (Mal Arnold) è un egiziano alloggiato nella periferia di Miami che, oltre ad essere stanziato all’attività di catering per alcune catene di ristorazione, è anche un cultore di un antico rito legato alla mitologia della dea Ishtar. Ramses, suggestionato da alcuni antichi testi, è convinto di poter fare risorgere quest’ultima mediante il compimento di un corpo costituito con frammenti umani.
Le sue vittime sono giovani ragazze, destinate ad immolare parte del loro corpo (o dei loro organi interni) al “collage” costituito da più parti: braccia, gambe, busto e… testa.
Ramses, una volta composta la salma, è pronto ad eseguire la cerimonia e si serve dell’ultima vittima (sotto ipnosi) sacrificale, destinata a donare la parte più importante del corpo: il cranio …
Così si avvale del festino, realizzato in onore della bella Suzette Freemont (la playmate Connie Mason), per dare corso al suo delirante piano.
Ma le insistenti indagini della polizia portano, nonostante il loro catastrofico esito, ad un finale inaspettato: allorchè Ramses si vede costretto a fuggire per nascondersi all’interno di un bidone dell’immondizia….

Sino all’inizio degli anni ’60 il cinema non aveva mai osato affrontare, apertamente, la violenza nella sua rappresentazione grafica ed esplicita.
David F. Friedman, un produttore già artefice di alcuni pruriginosi “nudies”, in combutta con un professore (tale H.G.Lewis) di letteratura inglese, impiegato in una università statale americana (University of Mississippi) mette in essere una storia che punta essenzialmente sulla rappresentazione di esplicite e crude sequenze di sangue: imbastendo il tutto con un plot essenziale e quasi ridicolo.
All’epoca la censura operava, unicamente, su sequenze di sesso e linguaggio offensivo e non contemplava la violenza esplicita: tanto che Blood Feast usciva senza alcun divieto, servendo da monito per l’ente di vigilanza, che già con il successivo film di Lewis ampliava il suo margine d’intervento…
Friedman e Lewis, gratificati dallo strepitoso incasso del film (girato con soli 24.000 dollari e nell’arco di 10 giorni a detta dello stesso regista!) si mettono in coppia, fondando una casa di produzione indipendente con la quale realizzano un’altra manciata di splatter…
Per dare un’idea della pochezza della pellicola, basterà dire che la definizione data da un giornalista -dell’epoca- oltraggiato dalla visione del film (“serata del dilettante in un negozio di macelleria”) è, quanto mai, appropriata: giacchè nel film (per la prima volta) vi è un enorme dispiego di effetti ed effettacci realizzati (dallo stesso regista) mediante l’utilizzo di sangue e organi vari (appartenenti ad animali, ovviamente)…
Girato in maniera che definire approssimativa è cosa magnanima, ed interpretato in modo -forse- meno che pedestre, il film di Lewis verrà preso come modello dal critico cinematografico John MacCarthy ed indicato come punto di partenza per un genere horror codificato -dall’onomatopeica to splat- come Splatter (il neologismo appare, per la prima volta, nel libro di MacCarthy: Splatter Movies – 1981)…
In conclusione, l’importanza stessa di Blood Feast, consiste nell’avere dato corso ad un nuovo tipo di cinema horror, che verrà ripreso (spesso con budget più consolidati) da autori più noti, influenzando così l’immaginario collettivo che, nel corso del decennio successivo, vedrà consolidata la formula dello splatter…
Da aggiungere che gli intendimenti del regista esulano, completamente, da un senso artistico o un “sentito” affetto per il genere: come si evince da alcune sue recenti dichiarazioni. Le finalità di Blood Feast (e seguiti) sono state meramente di tipo economico; tanto che raggiunto un qual certo benessere, Lewis si asterrà -dai primi anni ’70, sino al 2002- dalla realizzazione di un altro film: Blood Feast 2, realizzato più per pressione da parte dei fans che per vere motivazioni autoriali…
All’inizio degli anni ’70, mentre il regista rimane coinvolto nella realizzazione di alcuni spot pubblicitari, il socio Friedman punta alla produzione di alcuni film porno…
In Blood Feast fa la sua brava comparsa (per carenza di personale, viene da pensare) anche lo stesso Friedman (nel ruolo di un marito ubriaco), mentre Lewis presta la propria voce ad un annunciatore radio….
A metà degli anni ’80, per mano della regista Jakie Kong, il film di Lewis fu al centro di una (liberissima) rivistazione -Blood Diner- uscendo anche nelle nostre sale col titolo di Il Ristorante all’Angolo: nel quale la componente splatter viene però obnubilata da un plot decisamente troppo ironico, tanto da passare subitamente (anche a causa delle edizioni home video in versione cut) nel limbo dei film dimenticati…
Per la sua componente viscerale, Blood Feast è stato bandito in alcune regioni della Germania e nel Regno Unito (dal 1984 sino al 2001)…
In Italia, ovviamente, non ha mai avuto diffusione: se non a livello “sommerso” verso la metà degli anni ’80, circolando in penose e obbrobriose edizioni/copia VHS in lingua originale; quindi in DVD (import) a costi pressochè esorbitanti. Sino a quando un emittente a pagamento decise di mandarne in onda una versione (cut) con sottotitoli, nella nostra lingua, dopo la metà degli anni ’90…

Recensione a cura di Undying1

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