White Noise | Recensione film

White Noise | Recensione film


whiteJonathan Rivers (Michael Keaton) è un architetto affermato, con una bella e più giovane seconda moglie e uno splendido figlio. L’uomo vive, in una splendida villa, una seconda giovinezza quasi idilliaca, dopo un recente divorzio. Quando Anna parte per andare a trovare un’amica, per Jonathan inizia un lungo ed interminabile incubo. Le ore passano, in attesa del suo rientro e, attorno alle 02:30 di notte l’orologio si blocca.
L’arrivo nottetempo della polizia sarà chiarificatore: Anna è morta in un incidente d’auto mentre, tentando di cambiare una gomma forata, è precipitata lungo una scogliera ed è affogata in mare.
Intanto uno strano signore, tale Price, lo avvicina, asserendo che la moglie, da morta, si è messa in contatto con lui perché vuole parlare al marito.

Passano i mesi e, mentre Jonathan ha di nuovo ripreso la sua relazione con la ex-moglie, una serie di strani, inquietanti fenomeni (chiamate dal cellulare di Anna, mentre questo è spento, strani messaggi sulla segreteria telefonica e la radio che pare accendersi e spegnersi autonomamente) lo inducono a recarsi dal misterioso Price. Da lui scopre una terrificante realtà: in seguito alla perdita del figlio di soli dodici anni, l’uomo è “ossessionato” da presenze oltretombali che si mettono in contatto con lui tramite EVP (Elecronic Voice Phenomenon). Psicofonie (registrazioni di voce su nastri) e videoplastie (immagini su schermi televisivi) lo convincono che, la morte è solo un passaggio ad un’altra forma di vita: occulta e parallela a quella terrena. Ma anche se i messaggi di Anna lasciano intendere che nell’“aldilà” lei sia serena, improvvise manifestazioni di entità diaboliche turbano il fragile equilibrio di Jonathan portandolo sull’orlo della follia. Ormai avvinto dal fenomeno ed aiutato da un’altra cliente di Price, l’uomo si arma di registratori, computer e video e si immerge in un incubo senza fine che raggiunge la sua massima espressione quando comprende che alcune immagini apparse sui suoi schermi “bianchi” si riferiscono a persone ancora in vita e prossime ad incidenti mortali.

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White Noise è un buon film, di quelli che puntano su temi “esistenziali” e su archetipi (la spinosa domanda “c’è qualcosa dopo la morte?”) che sopravvivono allo sviluppo tecnologico e razionale della società umana. Girato prevalentemente a Vancouver e fortificato dalla presenza di interpreti che raramente appaiono in pellicole di questo genere (Michael Keaton), il film si protrae brillantemente e linearmente verso un finale piuttosto convulso e leggermente caotico.

Il regista Geoffrey Sax (di derivazione da produzioni realizzate per conto della BBC) ha talento da vendere e lo dimostra in alcune sequenze solari e “da cartolina” che servono solo ad anticipare drammatici momenti notturni ed ombrosi (ma sempre finemente illustrati grazie ad un sapiente uso delle luci), ottenendo l’effetto di amplificare maggiormente la tensione “emotiva” dello spettatore. Memorabile, a questo proposito, il soccorso di Jonathan all’incidente d’auto contro un traliccio dell’alta tensione.

Il film punta su un tema molto sentito e, invece di giocare con effetti violenti o splatter, si accentra molto sulla tensione psicologica, approfondendo in particolare il progressivo “straniamento” del protagonista, ormai avvinto dall’esistenza di una realtà parallela ed occulta.
Per rendere maggiormente lo stato d’animo (e d’isolamento) cui via via il protagonista si protrae, il regista ha ben pensato di alternare piani lunghi (con riprese dall’esterno del protagonista, filtrato dalla finestra e visto come un puntino, mentre sotto al condominio scorre il traffico) a primi piani (sovente di spalla) di Jonathan isolato al computer o al video, avvalendosi, inoltre, di un acceso contrasto di colori che passano dal tipo solare, caldo e rilassante (all’inizio del film) a quelli freddi, tetri e snervanti del magazzino, illuminato a scatti da luci al neon (nel finale).
Da notare, tra le altre cose, che il tema è stato poche volte trattato nel genere e che White Noise, di fatto, è il primo esempio di film incentrato sui fenomeni EVP.

Nel cast: Michael Keaton, Deborah Kara Unger, Ian McNeice, Chandra West, Mike Dopud, Nicholas Elia, Amber Rothwell, Mitchell Kosterman, Suzanne Ristic e Keegan Connor Tracy.
La sceneggiatura del film è di Niall Johnson.

Recensione a cura di Undying1

White Noise è disponibile in DVD nel catalogo CG Entertainment dal 30 agosto 2018. Questo horror psicologico diretto da Geoffrey Sax nel 2005 è interpretato da Michael Keaton (Beetlejuice – Spiritello porcello, Batman – Il ritorno). Il film punta sul tema della morte e sugli EVP (Elecronic Voice Phenomenon). Proprio a questi ultimi è stato dato largo spazio nella sezione dei contenuti speciali presente nel DVD Universal distribuito da CG Entertainment.

EDIZIONE DVD:
VIDEO: 16/9 2.35:1
DURATA: 94′
AUDIO: Italiano Dolby Digital 5.1, Inglese Dolby Digital 5.1
N. DISCHI: 1
SOTTOTITOLI: Italiano, Inglese, Danese, Finlandese, Norvegese, Svedese
EXTRA: Conoscere gli EVP; Come registrare gli EVP; Ascoltare per credere: EVP reali; Commento al film con il regista e Michael Keaton; Scene eliminate con opzione commento del regista

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Jonathan Rivers (Michael Keaton) è un architetto affermato, con una bella e più giovane seconda moglie e uno splendido figlio. L'uomo vive, in una splendida villa, una seconda giovinezza quasi idilliaca, dopo un recente divorzio. Quando Anna parte per andare a trovare un’amica, per Jonathan inizia un lungo ed interminabile incubo. Le ore passano, in attesa del suo rientro e, attorno alle 02:30 di notte l’orologio si blocca. L’arrivo nottetempo della polizia sarà chiarificatore: Anna è morta in un incidente d’auto mentre, tentando di cambiare una gomma forata, è precipitata lungo una scogliera ed è affogata in mare. Intanto uno…

Considerazioni finali

Score

Score

Sommario: White Noise è un buon film, di quelli che puntano su temi “esistenziali” e su archetipi che sopravvivono allo sviluppo tecnologico e razionale della società umana. Girato prevalentemente a Vancouver e fortificato dalla presenza di interpreti che raramente appaiono in pellicole di questo genere, il film si protrae brillantemente e linearmente verso un finale piuttosto convulso e leggermente caotico.

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