La Setta | Recensione film

La Setta | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

la-settaLa Setta dei “senza volto”, capeggiata dal crudele Damon, agli inizi degli anni ’70, negli Stati Uniti, ha compiuto una serie di raccapriccianti omicidi a sfondo satanico.
La virginea Miriam, una bionda e fragile insegnante, è stata prescelta dalla Setta al fine di riportare, sottoforma umana, Satana sulla Terra e cambiare (in senso diabolico, ovviamente) i destini del Mondo.
Un insetto estinto da milioni di anni, una configurazione astronomica particolare ed il ritorno di Damon (che ha cambiato la pelle del volto, ma non la faccia), assieme ad un pozzo costruito in un punto particolarmente favorevole, sono gli ingredienti necessari affinché l’Anticristo abbia la possibilità di “rinascere”…
Terza opera in regia di Soavi, e quinta produzione di Argento, per un horror molto suggerito, lento e, forse per questo, abbastanza inquietante.
Il film si sviluppa in maniera originale pur essendo i riferimenti ai classici del genere molto evidenti (Rosemary’s Baby su tutti).
Qualcuno lo vede come ideale sequel di Inferno, scoprendo nel ruolo rivestito da Kelly Curtis (sorella della più celebre, e celebrata, Jamie Lee Curtis) una sorta di Mater Lacrimarum, ma probabilmente le intenzioni di Argento (autore, assieme a Soavi e Giovanni Romoli, anche della sceneggiatura) sono di altra natura.
Notevole, come già ampiamente dimostrato in precedenza, lo stile di Soavi, con una particolare predisposizioni a bei piani-sequenza e soggettive originali (la ripresa che segue il fluire dell’acqua lungo le condutture) e che, anche nella citazione (lo scorticamento di un viso durante un rituale molto simile ai supplizi inferti dai Cenobiti di Hellraiser) mantiene un carisma ed un fascino tutto suo. E la cosa tanto più è vera se si pensa che certo cinema spagnolo di genere, in parte, sembra essersi ricordato di questo film: su tutti Nameless che già dal titolo denuncia un certo grado di apparentamento al film di Soavi. Da una parte la setta dei “senza volto”, dall’altra quella dei “senza nome”; qua un padre che ha destinato al male la figlia, in Nameless un padre che ha cresciuto nel “male” la sua giovane figlia…
L’unico punto debole della pellicola può essere rappresentato da un finale piuttosto allusivo e, apparentemente, un tantino raffazzonato…
Per il resto 100 minuti di grande cinema di paura.

Recensione a cura di Undying1

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