Riding the Bullet | Recensione film

Riding the Bullet | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

riding-the-bulletAlan Parker (Jonathan Jackson) non è un ragazzo particolarmente ottimista. E lo si può facilmente comprendere: a cominciare dal fatto che, in giovane età, ha perso il padre in un incidente automobilistico (o almeno così gli è stato raccontato da Jean, la madre).
Rimasto “solo contro il Mondo” assieme alla ancora giovane madre (Barbara Hersey), Parker si allontana –per motivi di studio- dal capezzale domestico per frequentare un Liceo del Maine.
La vigilia di Hallowen del 1969, per Alan inizia un nuovo incubo: scandito dalle sintetiche parole della sua ragazza, che intende lasciarlo per un po’ di tempo.
Avvilito e maggiormente sconfortato dal fatto che il 30 Ottobre è anche il suo 21mo compleanno Parker comincia a soffrire di allucinazioni ed assiste alla presenza di un’inquietante figura nerovestita che lo esorta a tagliarsi le vene.
Atto scongiurato dall’improvvisa comparsa, nell’appartamento, della sua ragazza e dei compagni di scuola: non si sono dimenticati affatto del compleanno e –men che meno- la ragazza intende abbandonarlo.
Dopo aver ricevuto un biglietto, dalla stessa, per un concerto di John Lennon Alan decide di partire, in serata stessa, assieme a due amici… Ma un’improvvisa telefonata manda a monte i suoi piani: la vicina di casa lo avvisa che sua madre ha avuto un ictus ed è ricoverata in Ospedale; ormai sotto controllo, esorta Alan a presentarsi il fine settimana presso la casa di cura.
Ma Alan, sempre più malinconico, non può certo andare ad un concerto, sapendo che sua madre versa in quelle condizioni… e nemmeno intende partire il fine settimana.
Così opta per partire –a piedi- immediatamente, strada facendo autostop…
Il viaggio “iniziatico”, mentre si avvicina la notte, è causa di flash-back (nei quali compare sempre più spesso il Bullet: “le montagne russe” dei parchi giochi) e improvvisi squarci di un possibile nefasto futuro.
Alan incontrerà diverse persone che gli offrono un passaggio, per apprendere, con orrore (e poco dopo) che le stesse sono morte in incidenti stradali.
Il lungo percorso notturno, tra strade che paiono non essere mai state battute da essere umano, è inframezzato da spiacevoli incontri: due personaggi a bordo di un pick-up si riveleranno particolarmente pericolosi…
Ma questo è nulla: sino a quando sul suo percorso non compare un losco figuro, tale George Staub (David Arquette) che si rivela essere un emissario dell’Aldilà e che propone, al terrificato Alan, un insolvibile quesito: la sua vita in cambio di quella di Jean.

Tratto dall’omonimo e-book di Stephen King (poi giunto in stampa, in Italia, per Sperling & Kupfer) il film affronta in senso metaforico il viaggio iniziatico di un adolescente, posto di fronte a scelte e destini del vivere quotidiano: nei quali il senso di sopravvivenza predomina sul concetto “morale”. Ed è questo aspetto –la banale e prevedibile moralità di fondo- che mina completamente la riuscita della pellicola.
Nonostante le valide interpretazioni -di Jonathan Jackson, David Arquette, Barbara Hersey (già vista in Ore 11:14 Destino Fatale)- e l’ottima regia di Mick Garris, nel complesso la pellicola appare troppo monocorde e spesso prevedibile.
Peccato, perché l’idea era piuttosto interessante (come riuscito appare proporre -au contraire- il concetto dell’”autostoppista fantasma”)…
C’è spazio pure per una Urban Legend: quando uno dei protagonisti (dal Mondo dei Morti) racconta la storia della Cadillac a buon prezzo; venduta dal proprietario perché, a seguito della morte improvvisa della moglie (con cadavere rimasto per tre settimane all’interno dell’auto) è impregnata di maleodoranti afrori.
La sceneggiatura è opera di una figura molto importante per il cinema horror: Mick Garris (che ne è anche il regista) è infatti un collaboratore di fiducia di King, al quale lo scrittore del Maine ha più volte fatto trasporre su pellicola i suoi romanzi: celebre -ad esempio- il remake (televisivo) di Shining che, per lo scrittore, Kubrick aveva snaturato con l’omonimo film…
Ma Garris è, soprattutto, l’artefice della serie che si configura “fondamentale” e che sta facendo incetta di attese da parte dei vari fans: Masters of Horror. Dopo una serie di riunioni (e cene) con i più importanti registi del cinema Horror, si è configurato il progetto della serie nata… per pura coincidenza.
Nel cast (nel breve ruolo dell’infermiera Annie Wilkes) figura anche Cynthia Garris: probabilmente una parente stretta del regista.
Da segnalare, inoltre, che la versione “elettronica” del racconto di King venne scritta (nel 1999) dall’autore: il soggetto per il romanzo era tremendamente realistico; quell’anno, infatti, Stephen King rimase infortunato a seguito di un incidente stradale.

Recensione a cura di Undying1

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