Alta Tensione | Recensione film

Alta Tensione | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

Alta_tensioneMarie (Cecile De France) viene ospitata dall’amica Alex (Maiween Le Besco) in un casolare isolato, al fine di portare a compimento gli studi per l’esame di ammissione all’università.
Lontano dalle distrazioni cittadine e avvolte dal silenzio e dalla solitudine, la loro concentrazione sui testi scolastici dovrebbe portarle a raggiungere, in breve tempo, una buona preparazione scolastica.
L’arrivo nella casa permette a Marie di fare la conoscenza della famiglia (padre, madre e fratellino) di Alex, giusto in tempo per coricarsi, data l’ora notturna…
Quando, inatteso, il suono del campanello desta, colta di sorpresa, l’attenzione di Marie: giusto in tempo per assistere, dalla finestra del piano superiore, che uno strano camionista (Philippe Nahon) grasso, sporco e malvestito, sferra un micidiale colpo al padre di Alex, per intromettersi, con finalità poco chiare, all’interno della dimora….
Sola, non vista dal micidiale assassino, Marie assiste, tra orrore ed impotenza, ad una feroce strage: prima il padre, poi la madre e quindi il fratello dell’amica andranno incontro ad un destino infausto…
Quando il killer, dopo aver legato ed imbavagliato l’amica, si appresta a partire con il suo furgone, Marie si intrufola al suo interno, nel cassone posteriore, per andare incontro al suo destino….

Alta Tensione è un gran bel film: è il tipo di pellicola che Dario Argento non è più in grado di girare. E’ il giallo degli anni ’80 (testimone Giannetto De Rossi) che ritorna, feroce e distruttivo come non mai…
E’ il film dove i buoni interpreti (Cecile De France, la vittima/carnefice e Philippe Nahon nei panni del killer) e ottimi effetti visivi (l’incredibile lavoro di De Rossi, che supera di gran lunga qualunque effetto realizzato in Computer Grafica) rappresentano l’essenza stessa della pellicola….
Alta Tensione è un film atipico e non convenzionale nel panorama cinematografico horror del nuovo millennio…
E lo testimoniano i pochi (ma impressionanti) effetti splatter: una decapitazione ultrarealistica, uno sgozzamento che farà serrare gli occhi ai più impressionabili, un clima di claustrofobica attesa e tensione (fedele al titolo stesso) che inizia dopo un quarto d’ora, per protrarsi sino al discutibile finale.
Sì, perché se c’è una nota dolente all’operato del bravissimo regista esordiente (Alexander Aja) questa appare in tutta la sua evidenza in un finale posticcio, ingiustificato e insensato che mina, nei soli 10 minuti conclusivi, l’ottimo sviluppo del film.

Peccato: perché la matassa del raccapriccio si dipana, sin dall’inizio, con perizia e cura, dispensando momenti di grande cinema (mediante lo sfoggio di intuizioni visive e musicali da “brivido” per sfilacciarsi in una giustificazione finale già vista (con miglior risultato) ed inaccettabile di fronte al buon senso dello spettatore…
Opportuno aggiungere che si tratta di un film girato con dignità, anche in considerazione del basso budget a disposizione, e che brilla –come una meteora impazzita- nell’asfittico panorama cinematografico francese: l’ottima riuscita dell’operazione la si deve ad un concerto (effettisti, operatori, musicisti, attori) ben diretto (dal regista) e che ricorda –con malinconia- i buoni risultati conseguiti dal cinema horror degli anni ’80, quando le maestranze, per pura passione, davano il meglio di sé….
Molte le citazioni cinefile dispensate dal giovane autore: dal classico Non Aprite quella Porta (il finale con sega circolare) ad Halloween (come non vederci, nei panni di Marie, la più celebre Jamie Lee Curtis?), passando per i classici del genere italiani (in particolare nello sterminio all’interno dell’appartamento).
Particolarmente riuscita, inoltre, la colonna sonora che oscilla dall’inusuale tema dei Ricchi e Poveri (Sarà Perché ti Amo) a motivi Reggae (durante la sequenza di autoerotismo di Marie), senza rinunciare ad accorgimenti sonori atti a stimolare, come se già non bastassero le immagini, ulteriormente il sistema nervoso del pubblico….
Piccolo, grande capolavoro, realizzato nel 2003 e distribuito a metà dello scorso anno in Italia: e per ora (sorvolando sui dieci minuti conclusivi) –a parere di chi scrive- il miglior film horror del 2005, distribuito nel nostro paese.

Recensione a cura di Undying1

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