La Morte ha sorriso all’Assassino | Recensione film

La Morte ha sorriso all’Assassino | Recensione film

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la-morte-ha-sorrisoUn medaglione ed un antico rituale Inca danno l’opportunità a Franz (Luciano Rossi) di riportare in vita la sorella Greta (Ewa Aulin) con la quale è legato da un morboso rapporto sessuale che sfocia nell’incesto.
Anno 1909: dopo un incidente in carrozza, e relativa morte del cocchiere, Greta viene ospitata all’interno di una villa, attirando le attenzione prima del marito, Walter von Ravensbrück (Sergio Doria) poi della moglie stessa, Eva von Ravensbrück (Angela Bo).
Intanto una serie di morti misteriose, tra le quali anche quelle del patologo Sturges (Klaus Kinski) inizia a funestare l’ambiente festoso della tenuta…
Dopo essere stata murata viva da Eva, invaghita e gelosa, Greta riappare sottoforma spettrale e continua la scia di sangue, sulle cui tracce si colloca un impotente ispettore (Attilio Dottesio)…
Esordio in regia per Massaccesi, dopo una lunghissima gavetta come tuttofare nell’ambiente del cinema, ed unico film siglato con il suo vero nome (a fronte di un incalcolabile numero di pseudonimi, sul cui numero tutt’oggi regna il dubbio)…
Si tratta di un horror gotico, con momenti di violenza grafica molto forti (considerato l’epoca) tipo un volto sfigurato da un coltello, un cadavere sbudellato, una fucilata in faccia e via splattereggiando…
Una trama piuttosto contorta e confusionaria, non preclude al regista la possibilità di portare sullo schermo buone sequenze di tensione e di erotismo, come poi si verifica in tutto il cinema successivo realizzato (come regia o come produzione) da Massaccesi…
“Segno cinema”, in una scheda dedicata al film, lo definisce come primo “splatter-gotico”, anche se sostanzialmente l’andamento della pellicola è molto rilassato.
Decisamente interessante appare, però, l’ultima mezz’ora, quando mostra, oltre alle apparizioni spettrali di Greta (con il corpo putrefatto), delitti fantasiosi e graficamente ben rappresentati.
Buono l’accompagnamento musicale -datato e tipico dell’epoca- che, dopo un incipt di “culto” sui titoli iniziali della pellicola, sottolinea efficacemente le sequenze centrali e finali dell’intera storia.
Comunque, in nuce, sono contenuti tutti gli elementi che caratterizzano le tre successive (e incisive) opere splatter del regista (Antropophagus, Buio Omega e Rosso Sangue): sesso, violenza e sangue.
Da ricordare, come momenti significativi, la suggestiva sequenza della muratura di Greta (palesemente ispirata da Il gatto nero di Allan Poe), le apparizioni inquietanti di Greta sottoforma cadaverica ed un ballo in maschera da “brivido”…

Recensione a cura di Undying1

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