Final Destination | Recensione film

Final Destination | Recensione film

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locandina-final-destinationUna classe di liceali sceglie come meta per la loro gita scolastica la bella Parigi. Per arrivarci gli studenti dovranno prendere il volo 180. Ma appena saliti sul velivolo, Alex Browning (Devon Sawa) si addormenta e ha una premonizione. Il giovane spaventato si catapulta fuori dall’aereo e con lui altri ragazzi.
Non appena l’aereo decolla, con tutta la classe a bordo più circa altre 200 persone, esplode senza lasciare scampo a nessuno.
Solo il gruppetto di ragazzi e l’insegnante, scesi assieme ad Alex, riescono a salvarsi, ma per loro non è affatto finita. La morte ha in serbo un piano ben preciso che da subito inizia a prendere corpo.
Le ambientazioni sono buone e anche le musiche di Shirley Walzer sono azzeccate. Fantastiche le sequenze di morte, originali, splatter e quasi esagerate, ma che non scadono di certo nel ridicolo.
Anche il ritmo di Final destination è buono, non è ne troppo veloce ne troppo lento, è adatto a una pellicola di questo genere.
Il thriller, con la sceneggiatura di Glen Morgan, Jeffrey Reddick, James Wong e scenografia di John Willet, è riuscito e gode di un discreto sequel.
Infatti, a mio parere, è uno dei film migliori usciti negli ultimi anni, che presenta moltissimi pregi. Uno è sicuramente la storia, che mostra allo spettatore una delle paure più grandi dell’umanità: la morte, e come ad essa non si possa sfuggire. La pellicola mostrandoci ciò, è capace di regalarci un senso notevole di ansia durante e dopo l’intera visione.
Assolutamente consigliato.

Recensione a cura di Vampira

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