Deliria | Recensione film

Deliria | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

deliriaUn gruppo di attori, mentre è impegnato nella preparazione di una importante recita, si isola per alcuni giorni all’interno di un grande Teatro.
Nel frattempo, da una vicina clinica psichiatrica, un pericoloso recluso evade e raggiunge, in una notte di temporale, proprio il Teatro, infiltrandosi e bloccando l’unica via di fuga.
La recita degli attori prevede di portare in scena una storia basata su un serial killer, che agisce indossando un enorme maschera modellata sulle forme di un barbagianni…
Il vero assassino, dopo aver eliminato l’attore deputato ad interpretare il killer, ne indossa la maschera dando inizio ad una serie di efferati delitti che, dalla rappresentazione teatrale, ben presto passa all’interno dell’edificio nei cui pressi, paradossalmente, sosta una pattuglia della polizia…
Strepitoso debutto in regia di un aiuto regista, e spesso interprete, che ha lavorato con i nomi più significativi del cinema horror italiano (Fulci, Bava, Argento, Deodato, D’Amato)…Deliria, prodotto da Joe D’Amato (Aristide Massaccesi) e sceneggiato da Luigi Montefiori (aka George Eastman, il celebre mostro di Antropophagus e Rosso Sangue), è palesemente una versione rivista (e più gore) di Halloween.
Pur basandosi su un semplice canovaccio, il film di Soavi si riscatta per una solida regia, una buona dose di thriller, tante sequenze splatter (la versione distribuita in Italia è stata edulcorata sul piano del gore) e, soprattutto, per un’atmosfera malata che, sin dalle prime sequenze della pellicola, predomina per tutto il film.
Ottima la parte conclusiva, con l’inseguimento, da parte del pluriomicida, all’unica superstite (Barbara Cupisti) chiusa all’interno dell’edificio mentre si nasconde ora nei bagni, ora nei soppalchi ed infine scruta, con terrore, la scenografia imposta dal killer, circondato dai cadaveri inermi delle vittime….
Breve comparsa del regista, nei panni di un poliziotto, che vanta la sua somiglianza con James Dean mentre è appostato nei pressi del Teatro, sulle tracce del killer…
Nota di merito per le belle musiche, perfettamente in tema con lo sviluppo narrativo del film…
Il film vinse, meritatamente, il primo premio al Fantafestival di Avoriaz nel 1987.
Molto bello il titolo di lavorazione (Aquarius), che sta ad indicare lo stato dei personaggi, visti metaforicamente come pesci all’interno di un acquario (il Teatro è rappresentato come “sommerso” da una pioggia battente per tutta la durata del film) …
Unico, trascurabile, difetto: il finale volutamente iperbolico, con il killer che si rianima pur avendo ricevuto un colpo di pistola alla testa, tipico delle produzioni dell’epoca dove la conclusione del film, per forza di cose, doveva essere “inaspettata” e ribaltare concettualmente tutta la storia (razionale) del film…

Recensione a cura di Undying1

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