Re-Animator | Recensione film

Re-Animator | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

re-animatorHerbert West (Jeffrey Combs) è un seguace del dott. Gruber, uno scienziato di Zurigo deceduto durante alcuni allucinanti esperimenti condotti su alcuni cadaveri. West, intenzionato a proseguire le ricerche del suo maestro, si reca in un ospedale americano e prosegue lo studio su uno speciale composto che, sottoforma di siero, iniettato nella zona occipitale del cervello riporta in vita il corpo dei defunti. Nelle sue operazioni si avvale dell’aiuto del giovane Dan (Bruce Abbott).
Il primario del reparto, Carl Hill (David Gale), è specializzato in lobotomie e, venuto a conoscenza dell’importante scoperta del giovane West tenta di appropriarsene il merito.
Nel frattempo il nuovo direttore dell’ospedale, il dott. Dea Halsey (Robert Sampson), rimane vittima di alcuni “rianimati” da West; mentre, durante un alterco con West, il dott. Hill perde letteralmente la testa e viene sottoposto al procedimento di rianimazione con conseguenze impressionanti: il tronco del corpo del dottore recupera la testa e minaccia (anche sessualmente) l’attraente Megan (Barbara Crampton), fidanzata di Dan e figlia del dott. Halsey….
Nel frattempo, perso completamente il controllo sui “redivivi”, all’interno dell’ospedale si scatena l’inferno, con una violenza che non risparmierà nessuno dalla morte, e dalla “rianimazione”….
Premiato al Fantafestival del fantastico di Roma nel maggio del 1986 (ma l’anno prima ottenne un riconoscimento anche al Myfest di Cattolica), il film debutto di Stuart Gordon (From Beyond, Dolls, Il pozzo e il pendolo, Dagon) trova subito, da parte degli appassionati del genere, una caldissima accoglienza.
L’ottimo risultato è da attribuire alla buona riuscita del reparto spfx opera di A. Dubin e H. Miller, agli interpreti tutti ben calati nel ruolo (su tutti l’allucinato Jeffrey Combs) ed alla buona sceneggiatura tratta (molto alla larga, a dire il vero) dal racconto di Lovecraft Herbert West, rianimatore, e opera -più che di Paoli, Norris e Gordon- del dottor Ron Berman (ex direttore di un pronto soccorso in California).
Gordon, oltre ad avvalersi della consulenza del dott. Berman, ha eseguito una serie di sopralluoghi in diversi obitori (circa mezza dozzina), al fine di rendere le immagini il più verosimile possibile…
Pur inserendosi nel filone “zombesco” alla Romero, il film anticipa alla lunga la tendenza attuale dei ritornanti iperveloci: in Re-animator, infatti, i morti scattano sul lettino e si lanciano come tarantolati sugli umani circonvicini…
Molto cauta, invece, è stata l’accoglienza della critica italiana che, come da prassi, non ha colto il senso ironico alla base del tutto e, in diverse occasioni, ha demolito l’opera…
Così, ad esempio, menziona “Il corriere della sera” del 26 agosto 1986:
“Nella abominevole gara combattuta fra maestri dell’horror per guadagnare il primato del ribrezzo, ecco inserirsi un esordiente americano che, se continua così, meriterà un’onorificenza all’Ordine del Vomito. Si chiama Stuart Gordon, e c’è da temere che i premi ricevuti lo incoraggino a proseguire”…
E, per fortuna aggiungiamo noi, Gordon ha davvero proseguito realizzando altre due pellicole ispirate a Lovecraft (From beyond-terrore dall’ignoto e Dagon-la Mutazione del Male) da noi inedite in sala e circolate solo nel mercato home-video…
Musiche di Richard Band e produzione di Brian Yuzna (Society, Re-animator 2, The Dentist 1 e 2, Faust, Il Ritorno dei Morti-Viventi 3, Necronomicon) per un capolavoro indiscutibile dello splatter, virato in chiave ironica (pur se molto distante, ad es. dal risultato di Brain Dead di Peter Jackson) e anticipatore di trovate stilistiche che avrebbero ispirato, da lì in poi, buona parte del cinema underground prossimo al livello amatoriale.
Curiosità: il primo cadavere rianimato all’obitorio, e ucciso da Dan, è Arnold Schwarzenegger…
Così la frase di lancio, nei flani americani: Death Is Just The Beginning….
Del film circolano due versioni, quella cut (unrated version) è accorciata di 9 minuti rispetto all’integrale per una durata complessiva di 86 minuti.

Recensione a cura di Undying1

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