Due Occhi Diabolici | Recensione film

Due Occhi Diabolici | Recensione film

DVD horror extreme TetroVideo

due-occhiFatti nella vita del signor Valdemar (regia di George A. Romero)
Un anziano possidente viene lentamente condotto alla morte dal medico curante il quale, in combutta con la giovane moglie del ricco (Adrienne Barbau) che, di fatto, ne è anche l’amante, mira all’eredità…
Per formalizzare il lascito delle sue proprietà alla moglie, Valdemar viene indotto dal medico, mediante ipnosi, a sottoscrivere un testamento.
Ma proprio in quel contesto l’uomo, ormai gravemente ammalato, muore.
Per dare corso alla pratica ereditaria, in concerto con l’avvocato testamentario, la morte di Valdemar deve essere prosposta di alcuni giorni e i due amanti decidono di mantenere il cadavere in stato ottimale, congelandone il corpo.
Ma in queste condizioni, l’uomo manifesta la sua riviviscenza: essendo morto in stato di ipnosi, l’anima non ha abbandonato il corpo e la sua presenza (caratterizzata da urla e lamenti atti ad invocare la morte totale mediante risveglio dallo stato mesmerico) apre il varco per l’accesso al mondo dei vivi alle anime di altri spettri, molto più feroci e vendicatori…

Il gatto nero (regia di Dario Argento)
Roderick Usher (Harvey Keitel), fotografo di cronaca nera, è morbosamente attratto da immagini di violenza e morte. E’ sempre presente sui luoghi di brutali delitti, documentando con dovizia di particolare dettagli di corpi amputati (una vittima segata in due da un enorme pendolo), o di cadaveri in avanzato stato di decomposizione (uno psicopatico ha riesumato la cugina per estrarle tutti i denti)…
Il suo ultimo progetto, un libro con immagini atte a sanare l’appetito dei “sadici”, vede coinvolto un gatto nero sottoposto a sevizie documentate in sequenza fotografica.
Annabel (Madeleine Potter), la convivente di Usher, si accorge che la gatta (nera) a cui è fortemente legata è scomparsa.
Passando nei pressi di una libreria, la ragazza scopre l’edizione del libro fotografico di Usher, nel quale campeggia, in copertina, l’immagine della gatta nera sottoposta a tortura.
Il collegamento è immediato, anche perché il convivente in più occasioni ha maltrattato l’animale.
Dopo una furiosa lite, Usher, in un impeto di follia, uccide Annabel…
Ma la presenza di un’altra gatta nera, con una strana macchia bianca (a forma di capestro), continua ad assillare il fotografo, anche mentre questi architetta un piano per fare credere che Annabel lo ha abbandonato…

Il film, nelle intenzioni iniziali, doveva essere codiretto da quattro grandi nomi del panorama horror internazionale (gli altri due erano Carpenter e Craven) e presentare diversi episodi tratti dai racconti di Edgar Allan Poe.
Sopravvenuti impegni lavorativi rischiarono di mandare a monte il progetto, quindi Argento e Romero decisero di portare a compimento ugualmente l’opera, mediante due mediometraggi (quasi un’ora ciascuno)…
Se l’episodio diretto da Romero è forse quello più pregno di significati (morali anche se, a tratti, banalmente prevedibili) e rende abbastanza bene il senso del racconto originale, quello di Dario, forte di un pertinente accompagnamento musicale (a cura di Pino Donaggio), di immagini particolarmente forti (opera di Savini che, nell’episodio, interpreta il maniaco che ha riesumato la cugina per estrarle i denti) e di un’accurata rappresentazione (curiose, ad es., le soggettive del gatto), alla resa finale appare decisamente più riuscito.
Argento, per la prima e unica volta alle prese con una storia che non gli appartiene, mostra comunque di essere realmente affezionato al malinconico Poe inserendo qua e la diversi spunti da altri racconti (Il pozzo e il pendolo, Berenice) e complessivamente dirige al meglio un gruppo di attori decisamente significativi (Keitel su tutti).
Breve cameo di Martin Balsam in una citazione omaggio alla sua interpretazione, per Hitchcock, nel celeberrimo Psycho.
Nel complesso un’opera curiosa e riuscita, anche se non rappresenta quanto di meglio è stato realizzato cinematograficamente sulla base dei racconti di Poe.

Recensione a cura di Undying1

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