Red Krokodil | Recensione film

Red Krokodil | Recensione film

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red-krokodilDomiziano Cristopharo confeziona ancora una volta una gemma cinematografica nel pieno rispetto del suo stile artistico anticonvenzionale, allontanandosi ancor più, con questo Red Krokodil, dalle aspettative del grande pubblico e lo fa scatenando il suo estro sperimentale.

Red Krokodil è un film rivelatore, che anticipa un problema comune che negli ultimi anni sta diffondendosi a macchia d’olio tra i tossicodipendenti più disagiati, prima dell’Est ed oggi anche in Europa.
Il krokodil è una droga pericolosissima che ha trovato grande diffusione per la facilità con la quale può essere realizzata. I suoi effetti sono devastanti poiché, oltre all’alta dipendenza a cui costringe coloro che ne fanno uso, ne compromette definitivamente la psiche e il fisico. Tra gli effetti letali di questa sostanza vi è la desquamazione della pelle (da questa il nome krokodil-coccodrillo) che porta poi alla necrosi dei tessuti muscolari e quindi alla morte.

red-krokodil-brock-madsonRed Krokodil è la personale visione del purgatorio da parte di Cristopharo, che con questo inaugura una trilogia, ad oggi incompiuta, il cui Inferno invece è rappresentato dal nuovo film Doll Syndrome, attualmente in fase di post-produzione.
Il luogo di transizione però questa volta non è un luogo immaginario dell’aldilà bensì la cruda realtà della vita che lascia ipoteticamente le porte aperte verso l’inferno o il paradiso; verso la liberazione, qualunque essa sia.
Così, il protagonista dell’opera vive in una realtà parallela, in un mondo a cui è estraneo e verso il quale ricambia attraverso la sua sofferenza e la sua condizione di negazione totale. Il suo barcollare, più morto che vivo, tra quattro mura, è una metafora del suo disagio, della sua estraneità alla vita sociale dalla quale sembra non avere nessuna pretesa e verso cui non nutre alcun interesse.

Schiacciato dai suoi stessi sentimenti e conscio della sua degradazione, l’uomo si regala sogni sfuggenti, nei quali immagina di vivere libero, in un tutt’uno con la natura. Allo stesso modo prova amore, oltre che per la vita in sé, anche per il genere umano, costringendosi a praticare auto-erotismo per sopperire all’affetto che gli è stato negato. Il pelouche che tiene stretto tra le sue braccia è l’emblema stesso della sua consapevolezza, della sua sofferenza che egli vorrebbe annientare per immergersi nella perduta innocenza infantile.

Purtroppo per lui, Cristopharo picchia duro e continua a negargli ogni barlume di felicità e di riposo spirituale, allontando allo stesso modo lo spettatore da qualsiasi sbocco positivo, fino a piegarlo al volere di emozioni quali tristezza e paura e riconoscere il tossico come un moderno martire. L’eventuale critica del pubblico sul mondo della tossicodipendenza viene presto annientata così come non vi è spazio per sentimenti quali il disgusto e la vergogna. L’opera mira a sensibilizzare gli animi nei confronti della diversità e a portarne rispetto. Per tale motivo meriterebbe piena promozione, tra l’altro, per scopi educativi.

Red Krokodil è un’opera a se stante, di difficile digeribilità e che non può essere intesa come cinema in senso lato. Da questa infatti il divertissement è escluso e costringe anzi lo spettatore a profondi ragionamenti e a osservare il mondo dei tossicodipendenti sotto nuova luce, quasi come fosse un documentario dal retrogusto poetico e intriso di significati.

Icona moderna del cinema indipendente d’autore, il film è costato appena 1.000 euro, finanziato fifty-fifty dal regista e dall’attore protagonista Brock Madson. La sua realizzazione invece è avvenuta in soli 10 giorni.
Lo stesso attore, attualmente fotomodello, è stato in passato vittima della dipendenza da droghe pesanti il che lo rende altamente credibile nel ruolo. Le sue qualità recitative e la sua capacità di dominare la scena, solo, per circa 80 minuti, gli meritano sicuramente molte attenzioni nel mondo del cinema.

Red Krokodil è un’opera fuoriclasse, non soltanto per il tema anticipatorio e per la sua riuscita nonostante un budget esiguo ma anche grazie alla fortissima sceneggiatura frutto dell’ingegno di Francesco Scardone, un ragazzo campano di appena vent’anni.

Le musiche di Alexander Cimini, valido collaboratore del regista, hanno poi profuso sentimenti lungo tutto l’arco del tempo nel quale si assiste alla dissipazione della natura umana del protagonista.
Domiziano Cristopharo ha intriso questo lavoro della sua personalità ma anche del suo background artistico mettendo in scena una rinnovata figura del Cristo (vedansi riferimenti a Il Cristo Morto di Andrea Mantegna), inteso come martire da immolare alla società odierna. Pertanto questo film riporta alla memoria il cinema più intimista di Marina De Van, dal quale però ne estirpa la luce per imprimersi sul significato di sofferenza interiore.

Red Krokodil ha ottenuto il visto censura VM14 e gode di una distribuzione cinematografica grazie a Distribuzione Indipendente. Come tale ci sentiamo in dovere di consigliarlo sia a giovanissimi che a persone di qualsiasi fascia d’età. Ovviamente lo consigliamo soltanto a persone sensibili e dotate di animo nobile.

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