Liver | Recensione cortometraggio

Liver | Recensione cortometraggio


liverLiver è un cortometraggio di circa 20 minuti diretto da Federico Greco, il regista romano che ha alle spalle opere cinematografiche importanti come Il mistero di Lovecraft – Road to L., Nuit Americhèn, E.N.D. e che attualmente è impegnato a dirigere Angelika con Crisula Stafida.

Il pluripremiato Liver ha alla base una storia perversa e intrisa di pura follia, elementi che emergono sin da subito grazie anche alla grandissima e ipnotica interpretazione di Ottaviano Blitch (Shadow, In the Market) che tra l’altro si è occupato anche della sceneggiatura e della produzione del film oltre che della recitazione.

Ottaviano Blitch si cala perfettamente nel ruolo di Harry Brompton, soprannominato “Liver” (fegato) dalla stampa per aver mangiato il fegato di due sue vittime dopo averle uccise con una mazza da golf. Internato in un istituto psichiatrico nello Yorkshire, esce per buona condotta dopo diciotto anni. L’obiettivo è vendicarsi del procuratore Mc Williams che lo aveva condannato. Recatosi presso la dimora dell’uomo, Liver attuerà la sua vendetta sfogando la sua ira su Rachel, la figlia del procuratore.

Unica location e due soli attori (Ottaviano Blitch e Natasha Czertok) per questo intenso viaggio nella pazzia e nel dolore in cui Ottaviano Blitch cavalca la scena con fare camaleontico e con dialoghi citazionisti che attingono a film come Pulp Fiction, The Snatch e soprattutto Arancia meccanica. Il personaggio interpretato da Blitch infatti riprende anche alcune movenze ed espressioni del celebre protagonista Alex DeLarge del film di Kubrick, regista a cui lo stesso Federico Greco ha dedicato il documentario Stanley and Us nel lontano 1999.

A quest’opera infarcita di citazionismo si intrecciano originalità e professionalità del regista romano, elementi che trovano la loro massima espressione nella messinscena di stampo teatrale e nell’onirica e delirante soluzione finale che svincola in un affascinante e diabolico videoclip impreziosito dalla canzone “Signal to Noise” di Peter Gabriel.
Non è da meno l’uso azzeccato delle musiche che accompagnano questa notevole opera.

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