House of Shells | Recensione corto

House of Shells | Recensione corto

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house-of-shellsDopo innumerevoli e importanti opere cinematografiche fra cui Red Krokodil, Doll Syndrome, Phantasmagoria, e la saga ispirata alle opere di Edgar Allan Poe che è giunta al terzo capitolo (P.O.E. 3 Pieces Of Eldritch), il regista italiano Domiziano Cristopharo omaggia Dylan Dog con il fan movie House of Shells, un cortometraggio di circa 20 minuti. La sceneggiatura del film è firmata da Andrea Cavaletto che in passato ha collaborato con lo stesso Domiziano curando lo script de “Il giocatore di scacchi di Maelzel” (P.O.E. Poetry of Eerie) e Doll Syndrome.

Domiziano Cristopharo dirige una storia originale ispirata al personaggio di Dylan Dog creato da Tiziano Sclavi e a interpretare il celebre indagatore è Stefano Cassetti, mentre Veronica Gentili è Vivien. Nel fan movie di Domiziano Cristopharo è coinvolto lo sceneggiatore di Dylan Dog Pasquale Ruju, quest’ultimo nel ruolo dell’uomo delle conchiglie (la voce dello scienziato al magnetofono).

Una location abruzzese immersa nella natura e nell’antichità fa da sfondo alla storia di House of Shells (Italia – 2014) in cui si dà subito spazio ai personaggi Dylan e Vivien che dialogano fra di loro guardando il paesaggio che li avvolge. Quello che salta subito agli occhi è una raffinata regia e una buona fotografia con l’azzeccatissima scelta di un bianco e nero che dona al film un tocco di fascino. Le sequenze girate all’aperto, fuori e dentro il castello sono molto evocative e rimandano alla memoria i tipici film gotici del passato. Come accennato in precedenza, merito della location e anche delle perfette inquadrature realizzate.

Punto dolente è la sceneggiatura piatta e poco interessante a cui si aggiunge un cast recitativo non all’altezza. La recitazione in inglese dall’accento non perfetto non infastidisce sebbene sia proprio il discorso fra i due che in un certo senso potrebbe annoiare lo spettatore. Un dialogo macchinoso, poco interessante e recitato da attori poco calati nella parte e quasi messo in risalto dal silenzio che li circonda, intacca la buona riuscita del film. Il viso particolare di Stefano Cassetti, perfetto per questa parte non basta a omaggiare il Dylan Dog di Tiziano Sclavi.
Come burattini senza anima, come feticci senza personalità, i due protagonisti si muovono tra i risvolti della storia di questo fan movie senza lasciare traccia della loro anima. Il risultato è un film vuoto, dimenticabile.

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