Non aprite quella porta – I film su Leatherface e soci

Non aprite quella porta – I film su Leatherface e soci

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texas-chainsaw-leatherfaceNon di rado il confine tra finzione e realtà assume contorni talmente labili da essere difficilmente identificabile. E’ vero che la finzione cinematografica a volte è uno specchio deformante (in difetto) della realtà che ci circonda, e prova lampante ne sia lo schizofrenico Ed Gein, pluriomicida sessualmente deviato che, nella sua follia, ripudiava d’essere uomo. Egli voleva essere femmina e riteneva che, indossando la pelle delle donne, si sarebbe potuto trasformare a sua volta in una splendida ragazza. E così Ed Gein passò alla storia come uno dei più feroci e spietati killer seriali: non solo stuprava le sue vittime ma le faceva morire lentamente, le scuoiava e si rivestiva con la loro pelle. A volte si nutriva dei resti che, ad ogni modo, conservava nella sua squallida dimora infernale. Pochi i delitti che ha commesso, ma talmente brutali ed indescrivibili, da consegnarlo alla storia come portatore di una delle menti più contorte e malate che la Terra abbia mai visto…
Così quando Hitchcock chiese a Robert Bloch (magistrale scrittore del brivido) di sceneggiare un film basandosi su quel personaggio nacque, appunto, Psycho (1960). Lo stesso personaggio, 14 anni più tardi, ispirò il regista Tobe Hooper, al quale si deve, in parte, la conformazione tipica del genere assunta alla fine degli anni ’70.

Ed Gein, forse non tutti lo sanno, è il “modello” di riferimento alla base del libro di Thomas Harris The Silence of the Lambs, al quale, a sua volta, è ispirato il personaggio Buffalo Bill (androgino che protende alla metamorfosi sessuale) del celebre e pluripremiato Il Silenzio degli Innocenti (1991) di Jonathan Demme.
Nasce così, dicevamo, nel 1974 il personaggio seriale della motosega e cioè faccia di pelle (Leatherface, appunto). The Texas Chainsaw Massacre (titolo originale americano traducibile come “il massacro della motosega” viene rinominato in italiano col titolo proibitivo di Non Aprite quella Porta e, date le premesse, il film riscuote un successo subitaneo. L’atmosfera malsana, la scenografia perfetta (la casa piena di ossa e resti umani), il thriller più puro caratterizzano questo solido film che, all’epoca, suscitò enorme scalpore (al pari del quasi contemporaneo L’Esorcista ’73 di William Friedkin). Pellicola oscura e maledetta che, solo alla fine degli anni ‘90, ha trovato sbocco nel mercato home-video dopo essere letteralmente scomparsa dal circuito cinematografico italiano (ed essere passata in Tv, ovviamente su reti private, in versione tagliata nel ciclo presentato da Dario Argento nei primi anni ’80).

Il film narra le vicende di un gruppo di giovani rimasti a piedi nel Texas, i quali si ritrovano ospiti nella casa di una famiglia di folli assassini esercitati, con il corpo delle loro vittime, a guarnire una macelleria.
Uno dei personaggi più folli e indecenti Leatherface veste elegante (porta camicia e cravatta), ma copre il suo volto deforme con la pelle facciale delle vittime.
Una sola superstite, scampata al massacro, troverà comunque un infelice destino ad attenderla: la pazzia.
Eccezionali inseguimenti notturni nei boschi, illuminati dalla Luna, a motosega spianata e bellissime sequenze altamente thriller fanno di Non Aprite quella Porta un caposaldo del genere horror davvero imperdibile.

Nonostante il clamore suscitato e l’enorme successo riscosso, Hooper tornerà alla direzione della serie dodici anni dopo, nel 1986 con Non Aprite quella Porta 2 (Scritto da L.M. Kit Carson, noto per la sceneggiatura di Paris, Texas. Il film, notevole nel suo primo tempo, scade nella parte finale, caratterizzata da scene condite con troppa superficialità ed ironia (costante questa cara al regista, in grado di confezionare capolavori come brutture indescrivibili: vedere SC-Spontaneus Combustion ’91 o, peggio ancora, The Mangler ‘94 ). La pellicola è degna di menzione unicamente per le scene che vedono il personaggio principale (Leatherface) intento a compiere massacri, nel bellissimo impianto scenografico dovuto al mago degli effetti Tom Savini (autore poi, nel 1991 del remake di La Notte dei Morti-Viventi e nella simpatica interpretazione di Dennis Hopper nei panni di uno sceriffo.

A parte l’apocrifo italiano Non Aprite quella Porta 3 (1988) di Claudio Fragasso, che si configura come thriller, ispirato più alla figura di Freddy Krueger che non a “faccia di pelle”, ritroviamo i soggetti del film originale nel riuscito Leatherface (1991), diretto da Jeff Burr.
Anche se gli effetti Splatter sono piuttosto contenuti, il film risulta coinvolgente ed angosciante e, a tratti, forse anche a causa dell’interpretazione dell’uomo di colore nei panni dell’eroe, ricorda nebulosamente La Notte dei Morti-Viventi.

Decisamente trascurabile il quarto capitolo, che nulla aggiunge ad un storia ormai satura, presentando gli stessi ingredienti, ma in un contesto di “addolcimento” e patinata fotografia tipica della corrente horror (indirizzata ai teen-agers) di nuovo millennio…
Ottimo, invece, il risultato conseguito dal remake del primo capitolo diretto da Marcus Nispel nel 2003, che presenta gli stessi personaggi dell’originale film di Hooper, con interessanti variazioni (ad esempio il suicidio iniziale della superstite, o l’inaspettato e folgorante finale) e con un approccio verso l’argomento decisamente intenso e fedele.

Molteplici le pellicole che rimandano (più o meno apertamente) al film di Hooper. In anni recenti si può menzionare l’opera di Rob Schimdt Wrong Turn (un remake non dichiarato, che mescola al film di Hooper il rape & ravenge di Craven Le Colline Hanno gli Occhi, il brillante film d’esordio firmato dal musicista Rob Zombie, La Casa dei 1000 Corpi ed una versione piuttosto originale (e anche critica nei confronti della Società e di certi atteggiamenti razzisti) dove, al posto dei personaggi deviati del film di riferimento, figura una sorta di virus dagli effetti devastanti: Cabin Fever (Eli Roth, 2003).

E’ opportuno ricordare la buona caratterizzazione di Gunnar Hansen nei panni di Leatherface nel primo film diretto da Hooper, che verrà spesso richiamato per interpretare simili ruoli come in Freakshow (1995), o nei più recenti gioielli del brivido The Demons 5 (2005) ed Hellblock 13 (2000, quest’ultimo distribuito dalla Troma di Lloyd Kaufmann).
Il personaggio di Non Aprite quella Porta, quindi, verrà spesso ripreso, rielaborato e rimaneggiato in diverse pellicole del cinema horror, sino alla recente “biografia” (con non esaltanti risultati) portata sugli schermi da Chuck Parello nel 2000, dall’omonimo titolo Ed Gein. Egli, come molte altre malefici star dei film dell’orrore, è uno dei più apprezzati personaggi che, paradossalmente, trae le sue origini da fatti realmente accaduti.
D’altra parte è risaputo che l’uomo è attratto dall’orrore e dalla morte e, spesso, pone su un altare (di sangue) idoli che di umano hanno assai poco.

“L’impulso era diventato irresistibile. C’era una sola risposta alla furia che lo torturava. E così commise il suo primo assassinio. Aveva infranto il più profondo tabù e non si sentiva colpevole nè provava ansia o paura, ma… libertà!
Ogni ostacolo umano, ogni umiliazione che gli sbarrava la strada, poteva essere spazzato via da questo semplice atto di annientamento: l’omicidio.“

(Dal libro TENEBRAE, dello scrittore fittizio Peter Neal, nel capolavoro argentiano omonimo).

 

Speciale a cura di Fabio Pazzaglia

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