Intervista a Mauro Petrarca, il Poeta Cimiteriale

Intervista a Mauro Petrarca, il Poeta Cimiteriale

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mauroIl Poeta Cimiteriale Mauro Petrarca, il compositore di musiche e testi macabri si affaccia anche in questo oscuro luogo per donargli il suo tocco funereo. Con cilindro, abiti scuri, viso bianco e occhiaie ha reso pubbliche le sue tristi e decadenti ballate portandole alla luce partecipando a programmi mediatici come X Factor, Italia’s got Talent, I fatti vostri, TG2 Insieme, Blob e altri, anche radiofonici, in cui è stato ospite.

Artista intaccato dal gusto per il macabro è la star indiscussa per il calendario “Posa in pace” del 2010 dove viene fotografato anche all’interno di una bara. Nel 2009 Mauro Petrarca è autore del Canzoniere Crepuscolare, CD musicale in cui cura testi e musiche, mentre il 2013 è l’anno del Testamento di un poeta cimiteriale, un libro di poesie macabro-ironiche edito da Neo Edizioni.

Ma ora vediamo da vicino chi è questo oscuro Poeta.

A: Chi è Mauro Petrarca? Quando è nato il “Poeta Cimiteriale”?

B: E’ nato con me. E’ cresciuto però diversamente da me: io preso a far finta di essere una persona normale, lui nel mezzo sempre di ricerche e sperimentazioni di ogni sorta, purchè di luce crepuscolare.

A: Chi era Mauro Petrarca?

B: Uno come tanti, musicista che soffre la crisi culturale che ci funesta.

A: Sei un poeta, un musicista e uno scrittore, ma come ti definisci?

B: Mi definirei cantautore o meglio cantastorie. Credo di realizzare il meglio che posso quando posso gestire i non facili equilibri di parole e note musicali. E’ vero anche però che tutto parte dalla poesia.

A: Cosa rappresenta per te la cultura dark? Il macabro per te è un gioco?

B: Si, lo definirei esattamente un gioco intelligente, per pochi eletti che spero un giorno saranno molti eletti. Il solare, quello che accontenta la massa, mi deprime. Non è per sentirsi superiore, anche perchè in questa società fare scelte simili corrisponde ad essere visto come inferiore purtroppo. Immagina un bravo autore che propone un proprio progetto in un locale di qualsiasi città, e immagina di contro un banalissimo pianobarista o simile che canticchia canzoni note: il primo verrà tacciato di pazzia, il secondo tornerà a casa meglio remunerato e applaudito. Tristezza al cubo.

A: Perchè hai scelto di veicolare il tuo successo partendo dalla TV? Sapevi che programmi come X Factor e Italia’s got Talent non erano adatti per promuovere la tua arte? Sapevi già quale sarebbe stata la reazione delle persone “comuni” vedendoti e ascoltando le tue canzoni?

B: Se dovessi partire dall’occhio della gente, non avrei mai messo il muso, e il becco di Marta la cornacchia, fuori del mio studio. Ovviamente sono consapevole dell’accoglienza che mi aspetta di volta in volta, è tutto messo in preventivo. Dispiace solo quando l’atteggiamento apatico o negativamente critico lo assumono giornalisti musicali, che invece avrebbero il dovere morale di favorire le nuove voci della canzone italiana. Tutti invocano l’originalità, l’unicità, si lamentano che non ci sono più i cantautori coraggiosi degli anni ’70. Ma poi, alla fine, elogiano solo i soliti noti a discapito di tutti gli emergenti che non somiglino ai soliti noti.

A: Molta gente ti chiede se porti sfiga… tu cosa rispondi? Secondo te perchè pensa questo di te?

B: Sfiga a parte, la gente (parlo di una percentuale alta della popolazione, non di tutti, ovviamente) non è più abituata a pensare e a valutare. Ero ospite in una famosa radio e declamai una lirica macabra di non facile comprensione, e ricordo che lo speaker mi riprese dicendomi che dovevo sempre partire dal fatto che la gente non sa nulla e che non si deve dare niente per scontato. Aveva ragione. Negli anni ho migliorato la componente comunicativa della mia arte musicale e mi sento un po’ più a posto con la coscienza. Chi vuol seguirmi e capirmi, lo faccia e ne trarrà soddisfazione e altro. Per gli altri, facciano come vogliono, è un loro diritto ripudiare le stranezze.

A: Cosa vuoi esprimere con la tua arte?

B: Un mondo nuovo, fatto di cose vecchie come la poesia crepuscolare o la poesia maledetta, di cinema artigianale dell’italia del b-movie, della narrativa ottocentesca e di tanto altro, avanguardie comprese (che ora sono vecchie pure loro).

A: Ho visto diversi video su youtube. Alcuni di questi sono strumentali e ricordano la musica dei Goblin. Conosci i Goblin? C’è qualche gruppo o cantante a cui ti sei ispirato?

B: I Goblin li ho amati in una prima fase. Poi ci sono stati i grandi cantautori, De Andrè su tutti, e andando avanti i compositori del ‘900 come Ligeti e Arvo Part. Ma le fonti di ispirazioni sono innumerevoli, e crescono ogni giorno.

A: Il nome di tre band (o cantanti) che tu preferisci. Oppure il titolo di qualche canzone che ti fa impazzire.

B: Un capolavoro di malinconia e di perfezione formale per me è I giardini di marzo, di Battisti. Per le band direi PFM, Le Orme, e di più recente gli Afterhours.

A: Ti piacerebbe realizzare la colonna sonora di un film horror?

B: Si lo vorrei, e l’ho già fatto in passato con diversi cortometraggi. Ad oggi però direri che forse, più che essere autore di una colonna originale, preferirei che un regista usasse i miei lavori compiuti nella sua pellicola. Non so perché ma mi preferisco quando lavoro in totale autonomia, quando il mio mondo è contaminato solo dalle suggestioni che ricerco.

A: Ami il cinema horror? Puoi dirci i nomi dei tuoi registi preferiti oppure i titoli dei film che più ami?

B: Brian De Palma su tutti, ma Cronenberg e Carpenter non sono certo da meno. Il fantasma del palcoscenico è il titolo che metteri su tutti gli altri.

A: La musica o il cinema di genere hanno un ruolo importante nella tua vita? Ti hanno mai ispirato nella creazione di una tua opera?

B: Tutta la mia ispirazione è in debito con il cinema di genere. Ho organizzato anche rassegne che mi hanno permesso di conoscere di persona Lamberto Bava, Luigi Cozzi, Sergio Stivaletti, Antonio Tentori e tanti altri professionisti che sono stati protagonisti di quella formidabile e irripetibile stagione.

A: Ho ascoltato la tua Dedica a Lucio Fulci. Quali sono i film di Fulci che più ti hanno colpito?

B: Forse alla base della mia volontà di scrivere c’è Quella villa accanto al cimitero. Magari il maestro Fulci ha fatto di meglio, ma in quel film ci sono tutti gli elementi che mi hanno rapito totalemente, facendomi innamorare di quel mondo cinematografico.

A: Chi sono i tuoi scrittori preferiti? C’è qualche scrittore che ha
plasmato la tua essenza?

B: Edgar Allan Poe, non si può prescindere dalla sua opera. Poi gli italiani Pirandello e Svevo, per capire e sviluppare quell’ironia che ora è elemento portante dei miei testi.

A: Chi è la tua musa ispiratrice?

B: A volte la mia compagna, quando i versi lirici scivolano nell’universo dell’amore.

A: Ho ascoltato Il Cafone (sono bravo con ago e paglia). Musica e testo mi hanno ipnotizzata. Molte delle tue canzoni hanno uno stampo retrò che riportano indietro nel tempo, la tua voce sembra uscita fuori da un grammofono. Cosa vuoi portare nel presente che appartiene ad un tempo che non c’è più?

B: Ho sempre pensato che il bello delle opere artistiche sia proprio il fatto che sembrano non avere tempo, e che quindi rischiano meno di invecchiare male. Il presente non è dei migliori per le discipline artistiche, quindi inventiamoci un tempo parallelo che sappia contenere nuove ricerche.

A: Chi è “l’uomo focaccia”? Perchè il testo di questa canzone è così semplice rispetto a quello delle altre?

B: L’uomo focaccia, come L’attore Cane e altre canzoni del mio repertorio, nascono come espressioni musicali grottesche, giocate sul nonsense minimale, sul surreale. Sono solo lontanamente imparentate con l’amato macabro. Ho esibito il grottesco a Italia’s Got Talent e mi sembra che il mio rapporto col nonsense assoluto si sia esaurito. La mia indole è cimiteriale, torno alle origini.

A: Cosa fai attualmente? Ti esibisci anche nei locali?

B: Provo a farlo. Tra mille difficoltà, porto le mie canzoni in giro. A volte con le basi, a volte pianoforte e voce, altre volte con band completa.

A: Come è cambiata la tua vita dopo il tuo passaggio in TV? Il canale youtube ti ha reso un fenomeno mediatico?

B: Devo la mia piccola popolarità alla TV, la ringrazio per questo. Ma il prezzo da pagare al talent show è stato essere deriso. Nessuno ti regala nulla.

A: Il videoclip musicale Nancy è stato prodotto dalla Filmhorror. Come è nata la collaborazione con loro?

B: Sono ragazzi splendidi, spero di tornare a fare altre cose con loro. Ci conoscemmo tramite un loro portale su internet, e mi diedero fiducia. Sono stato da loro ad Arezzo e in un giorno si è realizzato il video.

A: Il mese scorso è uscito il tuo libro Testamento di un poeta cimiteriale. Puoi parlarci di questa tua opera? A chi la consiglieresti?

B: La consiglio a chi è curioso e intelligente. Ho lavorato per anni sul manoscritto, è quanto di meglio io possa fare come poeta. Trovo il testo divertente, beffardo, tagliente. La Neo Edizioni ha confezionato un bel prodottino halloweeniano che vale per tutto l’anno.

A: Ho notato che porti con te sempre un vecchio libro. Di cosa si tratta? Quali sono i temi più comuni nei tuoi testi?

B: E’ un libro che mi diede mia madre, di preghiere in latino. L’ho contaminato con i miei testi, non me ne separo mai. Il tema più comune dei miei testi è ovviamente la morte.

A: Quali sono i tuoi progetti futuri?

B: Libro e cd a tema Spaventapasseri. Adoro troppo il fantoccio di paglia, mi sto dedicando a lui in maniera totalizzante, ne sono fiero e felice.

A: Cosa pensi di questa intervista?

B: Che sono fortunato a ricevere simili attenzioni.

A: Hai un messaggio per il popolo horrorifico di DarkVeins?

B: Direi che tutti noi insieme dobbiamo tenere duro, farci sentire e non avere paura di evadere dalla nicchia che sembra competerci. In fondo, siamo più di quanti pensiamo, a rifuggire il banale quotidiano. Ciao DarkVeins!!!!

A: Grazie Mauro!

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